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Bambini e scuola

E’ di oggi 26 maggio un interessante articolo su D La Repubblica in cui si affronta una tematica in contro tendenza: gli effetti negativi della prescolarizzazione.

Io sono una di quelle bambine che hanno vissuto un grado di prescolarizzazione molto alto: in Canada sono stata mandata al corso organizzato dalla biblioteca di quartiere che non avevo nemmeno 5 anni compiuti: sapevo già scrivere -anche se qualche lettera era sghemba e al contrario!- e leggiucchiare, ben prima del mio approdo in prima elementare qui in Italia. Una prima che peraltro era una “primina”, essendo io di febbraio.

Che questa precocità abbia i suoi effetti benefici a livello intellettuale, può essere anche vero, ma mi sono domandata più volte se a volte noi adulti non tendiamo a considerare solo un lato della medaglia, e forse a volte nemmeno in modo del tutto obiettivo. Perché se è vero che “oggi i bambini sono tutti svegli”, spesso in conseguenza del vero e proprio boom di input e stimoli a cui sono soggetti fin da piccolissimi, è anche vero che questo essere “svegli” non implichi un automatismo a livello emotivo e comportamentale.

Non ho mai capito la smania che sembra animare molte mamme, che sembrano fare a gara a chi ha il bambino più “avanti”. Quante volte ho sentito ripetere con tono di sussiego di come il proprio figlio si annoiava troppo alla scuola dell’infanzia, per cui, novello Einstein, era stato giocoforza mandarlo alle elementari. Beh, io dico senza alcuna remora che ho tenuto Lorenzo mezzo anno “in più” alla materna e dopo i colloqui con la maestra sono convintissima di aver fatto bene. Perché se è vero che, come la mamma, anche lui a 5 anni non compiuti scriveva -al contrario proprio come me!- e leggeva, sapeva fare dei piccoli conti e dimostrava un intelletto estremamente vivace, è vero anche che faticava a stare seduto su una sedia, che aveva l’argento vivo addosso e aveva molto bisogno di conferme e sicurezze. Ho scelto di non scolarizzarlo precocemente e il grande cambiamento che ha avuto proprio negli ultimissimi mesi mi conferma che, ora sì, è pronto per il “salto”.

Non voglio dire che tutte le mamme dovrebbero decidere in questo modo: voglio solo consigliare di valutare in estrema serenità tutti i fattori, non solo quello intellettuale, per decidere come procedere con ogni bambino che è unico e ha mille sfaccettature. A volte saper fare un passo indietro, mettere da parte una certa ansia da prestazione, come se il proprio figlio fosse “da meno” se non è anticipatario, si rivela una decisione più saggia.

L’importante è essere consapevoli che l’infanzia ha dei tempi a volte lenti, a volte velocissimi. Godiamoci appieno i nostri figli, valorizzando non solo le competenze, ma anche una formazione più trasversale che li renda adulti meno stressati, con meno impellenza di compiacere i genitori. Che imparino il valore dell’apprendimento, liberi da costrizioni mentali legate per forza ad un voto o ad una performance. Per me, come mamma, la vittoria più bella sarebbe vederli sfogliare di loro iniziativa i libri scolastici, per il gusto di farlo.


Di Sabina Frauzel - The Swinging Mum
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