Sul mio blog, The Swinging Mom, il tema delle aspettative un po’ troppo idilliache o stereotipate riguardo al diventare mamme, che si infrangono -a volte in modo tragicomico- contro la realtà, è di quelli particolarmente cari.

In generale, l’inatteso, l’imprevisto è uno di quei concetti chiave della maternità, una lezione che ci insegnano i nostri figli fin da quando iniziano a vivere dentro di noi. Quante donne super sportive hanno dovuto mollare tutto fin dai primi mesi su ordine medico, per non mettere a repentaglio il delicatissimo equilibrio appena instaurato? E quante, invece, che magari erano delle posa piano come me, hanno riscoperto energie ed entusiasmo che non sapevano di avere? E poi il parto: persino l’ostetrica del corso, che aveva una filosofia estremamente zen, ha dovuto accettare il vituperato cesareo perché il piccolo non collaborava (è successo anche a me con Lorenzo che è rimasto, cocciutamente, podalico fino alla fine, facendo sberleffi a moxa e manovra).

Insomma, fin dai primi istanti, prendiamo consapevolezza che ormai non siamo più padrone assolute e incontrastate della nostra vita e il bello è che la cosa non ci dispiace quanto pensavamo: decidiamo che tutto sommato, ne vale decisamente la pena, quel metterci in discussione. Questo, poi, non è che l’inizio di un meraviglioso processo in cui, dal centro della scena, impariamo a spostarci un po’ più in là, per far posto al nuovo arrivo. Diventare mamma, nel sentire comune, è qualcosa di estremamente rassicurante, che richiama dolcezza, cuscinate sul lettone e colazioni tutti insieme: tutto vero, ma questo quadretto un po’ troppo angelico è riduttivo. Se lo facciamo troppo nostro, ci impedisce di cogliere l’intera portata rivoluzionaria della maternità, finché non arriva, e travolge le certezze di “prima”. Basta un attimo: il tempo del primo vagito del neonato tra le braccia tremanti di felicità e incredulità di chi si è appena trovata al confine con la morte e invece si ritrova a contemplare una nuova vita.

Quanto a me, poi, se guardo indietro, mi scappa una risatina per la mia ingenuità: mi immaginavo una mamma di quelle “nordiche”: l’idea di crescere dei bamboccioni mi angosciava, per cui mi ero prefissata di essere il meno stressante possibile e rendere i miei bambini indipendenti e autonomi. Non che non ci sia questo elemento, ma sicuramente è stato molto mitigato dal vissuto: per quanto mi sforzi di non lasciarlo trapelare, nel profondo mi accorgo di avere una parte molto più “chioccia” di quanto credessi. Queste sorprese però, mi piacciono, basta saperle accogliere. Ci vuole un certo assestamento per riprendersi, ma poi si scopre un nuovo equilibrio: non solo “esterno” (ad esempio la vita di coppia o lo spazio per amici/hobby) ma anche interno.

La Sabina di “prima” è ancora lì, che se la darebbe a gambe davanti al dentista e brontola alzandosi troppo presto al mattino. Non si è trasformata in Wonder woman come per magia. Però è vero che ora convive con una nuova inquilina, più sentimentale, più creativa, più decisa e beh, che mi piace di più. Non smetterò mai di ringraziare i miei tre figli per avermi donato, oltre a sé stessi, anche questa versione riveduta e corretta di me!


Di Sabina Frauzel - The Swinging Mum